Se un ragazzo di 19 anni viene ucciso A SPRANGATE per motivi futili ( e il furto, tutto da provare, di una scatola di biscotti, è FUTILE), domandarsi “perché?” è il minimo che una persona intelligente debba fare per capire come sono andate effettivamente le cose, e se la vittima ha un colore della pelle che non è come il nostro, le cause di un gesto così efferato appaiono immediatamente evidenti, balzano ai nostri occhi senza bisogno di spiegazioni. Trovo quindi sorprendente che ci sia anche qualcuno che trova più facile scusare un assassino che dice che credeva che gli fosse stato rubato l’incasso di una giornata (come se ogni volta che qualcuno subisce un furto si debba sentire giustificato a prendere a sprangate l’autore del reato), piuttosto che cercare di fare qualcosa per risolvere realmente una sempre crescente intolleranza.
La vittima, Abdul, ieri a Milano, è stata inequivocabilmente MASSACRATA da due subumani che l’hanno inseguito gridandogli offese razziste. La sorella di Abdul, Adiaratou, ha dichiarato che «Spesso quando i ragazzi giocano a pallone volano insulti sul colore della pelle, a volte anche sputi. In qualche modo però ci eravamo abituati».
Queste persone si sono ritrovate costrette a doversi abituare all’inciviltà, all’ignoranza, alla cattiveria della gente che si comporta come si comporterebbero le BESTIE e che, nonostante tutto, si considera “per bene”.
Adiaratou ha detto inoltre:
«Oggi ho capito, abbiamo capito cosa vuol dire essere neri. È per questo che hanno ammazzato mio fratello. Oggi, per la prima volta, io mi sento nera ».
L’Italia è ancora un paese razzista, e ieri ne abbiamo avuto la prova.
Purtroppo stiamo tornando pericolosamente indietro a 70 anni fa e nessuno sembra curarsene: temo che questo sia solo l’inizio.

Come avrete certamente letto da Voglioscendere, nei giorni scorsi è stata ripresa la polemica fra Travaglio e D’Avanzo nata il maggio scorso a seguito dell’intervento di Travaglio a Che Tempo Che Fa, con quel cagasotto di Fabio Fazio, nel quale Marco si interrogava su Schifani e sulle sue conoscenze con boss del sud incriminati per mafia. Se ben vi ricordate, all’epoca, D’Avanzo eruppe su Repubblica con un articolo nel quale, fondamentalmente, accusava Travaglio di essersi fatto pagare le vacanze da un pregiudicato per favoreggiamento.
Ultimamente Travaglio ha risposto, prove in mano, a tono all’accusa sterile del collega il quale, di tutta risposta, ha chiarito che le prove che desiderava non erano quelle relative alle vacanze del 2002 ma bensì di quelle del 2003. Travaglio ha risposto che avrebbe provveduto a fornire anche quelle.
Fossi stata io al posto di Travaglio, probabilmente gli lasciavo un rutto nella segreteria telefonica, seguito da un paio di chiarimenti sul concetto di “pubblico interesse”.
Questo caso è emblematico perchè con una polemica sterile e improduttiva si è distolta l’attenzione dall’oggetto del contendere, ovvero i presunti rapporti della seconda carica dello stato con soggetti mafiosi. D’Avanzo è riuscito nel suo intento di trasformare in ripicca personale una questione di interesse nazionale.
In questo caso forse Travaglio ha sbagliato a cadere nella trappola, doveva forse accanirsi ancor di più con l’oggetto del suo intervento da Fazio invece che becchettarsi con un provocatore.
Capisco, però, la necessità di Marco di volersi difendere da accuse che ha dimostrato essere infondate ma ciò che contesto è il fomentare di questa polemica.
Senza contare che, anche le accuse di Giuseppe fossero state fondate, Travaglio non è un uomo di stato che ha giurato fedeltà alla Repubblica Italiana e che prende soldi dallo stato stesso per difendere la legge, la Repubblica Italiana e la Costituzione… se vi sembra poco!
Insomma Travaglio ha indicato la Luna, D’Avanzo ha guardato il dito tanto intensamente da far pensare all’altro che forse era più interessante della Luna.
Marchino torna in te, ricomincia a prendere di tacco queste cazzate e azzanna gli stronzi come fai al solito!
Nel governo non tutto fila esattamente liscio. La Lega dopo aver detto che sarà necessario reintrodurre l’ICI, torna sui propri passi, ma il risultato non cambia: per finanziare i comuni serve una nuova tassa.
E adesso Bossi critica le scelte del ministro Gelmini, dopo le esternazioni contro i pessimi insegnati del sud, dichiara:
Il ministro sa che per affrontare le cose a scuola devi essere prima stata come minimo un insegnante. Secondo me per capire che cosa occorre alla scuola devi averci vissuto dentro, devi essere stato insegnante, devi sentire l’odore della polvere.
Ma il nostro buon ministro Gelmini non è mai stato un’insegnante. Bossi avverte sui problemi di un insegnante unico, nonostante i vantaggi economici:
Oggi ci sono molti insegnanti specializzati. Qualcuno dice ‘l’insegnante unico’, ma se c’è un brutto insegnante rovina i bambini. [...] tocca al ministro controllare che gli insegnanti siano bravi. [...] Ma un insegnante unico costa un sacco di soldi in meno, onestamente. In un momento in cui non ci sono i soldi è evidentemente che può saltar fuori l’insegnante unico. Ma se c’è un solo insegnante è facile che si rovini il bambino. Se ci sono più insegnanti allora uno almeno è buono. Quando non ci sono i soldi bisogna aguzzare l’ingegno.
La scuola è uno degli elementi fondamentali per la formazione di un buon cittadino, togliere soldi, investimenti, alla scuola è uno dei più grandi errori della politica. Mi sembra quasi che nel governo che l’unico che se ne renda conto sia il senatur, incredibile…
La scuola pubblica sta per essere messa in ginocchio per favorire la scuola privata e per aumentare l’ignoranza dei più poveri. Dopo tutto un cittadino ignorante, poco istruito è più facile da controllare.
E dopo la scuola cosa ci aspetta?
(foto tratta da scheggedivetro.blogosfere.it)