Nel ringraziarLa per l’invito all’incontro per il primo luglio, in occasione della quarta venuta a Napoli, e del sopralluogo presso il cantiere dell’inceneritore di Acerra, testimonianza di una forte preoccupazione e sentita discontinuità nell’affrontare l’emergenza rifiuti che vive il territorio della Regione Campania, sento il dovere istituzionale di segnalarLe l’opportunità di intraprendere con decisione un’altrettanta discontinuità rispetto al passato: riconciliare lo Stato e le sue articolazioni con il territorio e la comunità di Acerra.
Le ricordo, infatti, brevemente le tappe della nostra storia in questi ultimi anni:
- con una sua ordinanza dell’agosto del 2004, in assenza di una valutazione di impatto ambientale, si consentì l’inizio dei lavori di costruzione dell’inceneritore di Acerra disponendo, nel contempo, che si avviasse un aggiornamento della verifica di compatibilità ambientale dell’intervento;
- ad esito dei lavori della Commissione per la Valutazione dell’Impatto Ambientale incaricata delle attività di tale verifica di compatibilità, con decreto del 22.2.2005 il Ministro dell’Ambiente del suo governo emise 27 prescrizioni di adeguamento progettuale e tecnologico dell’impianto nonché di risanamento e monitoraggio delle molteplici matrici ambientali del territorio di Acerra per poter proseguire la costruzione dell’impianto, stabilendo, infine, che in tale impianto potesse essere bruciato solo il Combustibile derivato dai Rifiuti ovvero quello a norma del D.M. 5.2.1998;
- il 15 dicembre 2005 il Commissario di Governo per l’Emergenza Rifiuti ha rescisso il contratto con la FIBE, costruttore e gestore dell’impianto progettato oltre 10 anni fa, per gravi inadempienze nell’assolvimento degli obblighi previsti dal contratto;
- negli ultimi mesi la Procura di Napoli ha inquisito molti manager della FIBE e vari funzionari del Commissariato Straordinario di Governo per l’emergenza rifiuti, ipotizzando la commissione di reati di particolare rilievo penale quali la “truffa aggravata e continuata ai danni dello Stato”, “la frode contrattuale in pubbliche forniture”, ecc.;
- nel febbraio del 2008 con due ordinanze consecutive il presidente del Consiglio dei Ministri, on. Prodi, ha ridotto ogni garanzia di tutela ambientale di questo territorio stabilendo che nell’inceneritore di Acerra potessero essere bruciate anche le cosiddette “ecoballe taroccate”, così definite dalla magistratura napoletana;
- con il decreto-legge n. 90 dell’aprile scorso il suo governo è ulteriormente intervenuto azzerando completamente le garanzie di tutela di questo territorio, autorizzando la messa in esercizio dell’inceneritore di Acerra, prima ancora della conclusione dei lavori ed il loro collaudo, e stabilendo che nello stesso può essere bruciato il rifiuto “tal quale” ovvero quello nel quale continuano a ritrovarsi rifiuti radioattivi.Come può ben valutare da questa breve sintesi degli avvenimenti, questa città, nelle sue articolazioni associative civili e religiose, insieme all’Amministrazione comunale che ho l’onore di guidare proprio dal primo luglio di quattro anni fa, ha attuato un’azione civile e democratica di cittadinanza attiva a tutela del proprio territorio: una vera e propria legittima difesa per difendersi dagli errori e dai soprusi perpretati nella decisione della localizzazione e nella costruzione dell’inceneritore in Acerra.
Purtroppo finora i Commissari Straordinari di Governo che si sono succeduti, e la stessa Regione Campania, nell’assoluta latitanza di tutta la politica campana, in nome dell’emergenza si sono tutti rifugiati sbrigativamente nei luoghi comuni, definendoci, tutti ed indistintamente, sindaci, vescovi, società civile, come “popolo dei no” o come “inconsapevoli favoreggiatori della camorra”.
Altre volte siamo stati definiti come “comunità egoista” in quanto gli inceneritori ormai sono stati costruiti e funzionano in tutto il mondo, dal centro di Vienna alla periferia di Brescia, omettendo di precisare che le criticità del contesto ambientale e territoriale di Acerra non le ritroviamo certo a Vienna, e sorvolando dolosamente sulle ragioni per cui in questa Regione Campania i poteri commissariali vigenti da oltre quattordici anni hanno speso circa due miliardi di euro per condurci in questa drammatica emergenza.
Noi ci definiamo il popolo dei “sì inascoltati”:
- “sì” ad un vero Piano Regionale di smaltimento dei rifiuti che disciplini a monte una riduzione della produzione dei rifiuti;
- “sì” ad un piano di sostegno organizzativo, amministrativo e finanziario, che aiuti i comuni della Campania ad avviare una moderna ed integrale raccolta differenziata, anziché limitarsi a sanzionare finanziariamente i comuni rendendo, di fatto, sempre più difficoltoso l’avvio della raccolta differenziata;
- “sì” alla costruzione di una rete di stazioni ecologiche che consentano il massimo riciclo del rifiuto come risorsa e non come problema;
- “sì” all’avvio di una bonifica integrale dei nostri territori saccheggiati dai traffici illeciti di rifiuti tossici e nocivi.
Per la storia che l’emergenza rifiuti ha avuto nella nostra città, medaglia d’oro al merito civile concessa con DPR del 17.6.1999, Le chiedo di aprirsi ad un confronto con questa comunità sulle problematiche ambientali e sulla questione inceneritore, partendo da una certezza: la comunità di Acerra in questi anni ha surrogato e sostituito le carenze e le lacune dei poteri dello Stato e della Regione Campania, con una vigilanza democratica ed una capacità di supplenza dei doveri altrui che è un patrimonio di valori da tutelare alla stregua delle questioni ambientali.
In ragione di ciò Le chiedo di avviare, senza indugio, un processo di riconciliazione con questa comunità e la sua Amministrazione comunale smilitarizzando il territorio ed aprendo un confronto democratico sulle drammatiche questioni dell’emergenza rifiuti: dopo il sopralluogo che terrà oggi al cantiere dell’inceneritore, La invito a tenere la conferenza stampa presso il Castello Baronale di Acerra, luogo dell’identità storico-culturale della nostra comunità e cornice più adeguata ad una visita di un Capo di Governo che onorerebbe la città di Acerra.
Non è da noi che lo Stato deve difendersi insediando le forze armate sul nostro territorio!
Non è da questa città, da questa comunità civile e religiosa, da questa Amministrazione comunale, che lo Stato deve difendersi!…ma da quella cattiva gestione commissariale e dall’irresponsabile modo di governale il processo di smaltimento dei rifiuti che ha condotto queste terre nell’infermo della drammatica emergenza e di cui tutti noi siamo vittime.
Acerra, 1 luglio 2008
IL SINDACO
Espedito Marletta
Si chiama ArrowBio, è un processo di separazione e trattamento dei rifiuti, ed insieme a THOR, potrebbe essere la soluzione per i rifiuti di Napoli e di tutta Italia.
ArrowBio è un trattamento meccanico biologico sviluppato negli ultimi 15 anni; ormai è collaudato ed esistono alcuni impianti in attività (ad esempio uno da 70000 tonnellate l’anno a Tel Aviv). Tale impianto funziona con rifiuti non differenziati e, nella prima fase, separa plastica, alluminio, vetro, metalli e detriti inerti dai restanti rifiuti mediante due macchinari, uno meccanico (Shredder), l’atro idraulico (Hydro-Crusher). I rifiuti così separati possono essere riciclati, mentre la restante parte, consistente in rifiuti biologici, viene trattata dal sistema di digestione Upflow Anaerobic Sludge Blanket (UASB) in due fasi (prima un acetogenesi, poi una metanogenesi), così da ottenere, compost, biogas e altre sostanze non tossiche fra cui acqua (che può essere utilizzata nell’Hydro-Crusher). Il biogas così prodotto può ad esempio essere utilizzato in turbine per la produzione della corrente elettrica.
Le alternative agli inceneritori esistono e sono migliori! La Germania ci insegna: non usa praticamente più gli inceneritori, neppure per i nostri rifiuti.
Secondo wikipedia Guido Bertolaso è un dirigente d’azienda e medico italiano, dal 2001 direttore del dipartimento della Protezione Civile della Presidenza del Consiglio dei Ministri, e dal 21 maggio 2008 sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’Emergenza rifiuti di Napoli nel IV Governo Berlusconi.
Dal 1982 al 1990 coordina progetti sanitari, di emergenza e di assistenza umanitaria nei paesi in via di sviluppo nell’ambito del Dipartimento Cooperazione e sviluppo del Ministero degli Esteri. Nel 1990 viene nominato capo del Dipartimento e tre anni dopo capo di gabinetto del Ministero per gli Affari sociali. Sempre nel 1993 viene nominato vice direttore esecutivo dell’Unicef a New York. Nel 1996 è capo del dipartimento della Protezione civile della presidenza del Consiglio dei ministri (governo Prodi I). Nel 1998 è vice commissario vicario per il Grande Giubileo dell’anno 2000. Dal settembre 1998 al dicembre 2002 è direttore generale dell’Ufficio nazionale per il Servizio civile.
Il 7 settembre del 2001 Bertolaso è nominato, grazie alla sponsorizzazione di Gianni Letta, capo del nuovo dipartimento della Protezione Civile dopo che Berlusconi ha sciolto l’agenzia per la Protezione Civile a seguito dello scandalo della missione Arcobaleno in Albania. Con questa mossa la protezione civile, che era stata resa autonoma rispetto al potere politico dal precedente governo, torna nelle mani dell’esecutivo. Le critiche sono dure sia da parte dei DS che della CGIL.
Il decreto governativo del 7 settembre 2001 stabilisce anche che Bertolaso potrà occuparsi anche dei grandi eventi quali cerimonie di stato, vertici internazionali e raduni di massa. La Protezione Civile diventa il gestore ufficiale del vertice Fao nel 2002, del semestre italiano di presidenza europea nel 2003, della firma in Campidoglio della Costituzione europea nel 2004. Non ci sarebbe niente di strano se non che i fondi erogati dal Tesoro, grazie al ruolo della Protezione Civile, sono spesi senza preventivi, regole e autorizzazioni. Inoltre apparentemente sono reclutati numerosi architetti, studi professionali e ditte del giro Fininvest.
A poche ore da catastrofi, quali lo tsunami in Indonesia, Bertolaso ottiene le ordinanze che gli affidano la gestione dei fondi privati raccolti attraverso i gestori telefonici.
Tra il 2003 e il 2004 è nominato Commissario straordinario del governo per la prevenzione da rischi Sars.
Nel Luglio 2006 Bertolaso è indagato per l’alluvione di Vibo Valentia.
Nell’ottobre 2006, succede a Corrado Catenacci come commissario straordinario all’emergenza rifiuti in Campania. Dopo il suo insediamento come commissario avvengono alcune cariche delle forze dell’ordine contro gli inermi manifestanti che lottano contro le ordinanze di apertura delle discariche di Serre (Salerno), accanto ad una oasi del Wwf, e quella di Difesa Grande (Avellino).
Il 7 Marzo 2007, in contrasto con il ministro dell’ambienta Alfonso Pecoraro Scanio, Bertolaso si dimette da commissario per l’emergenza rifiuti. Il consiglio dei ministri lo richiama e le dimissioni vengono respinte.
Nel 2007 gli viene affidata l’emergenza incendi che ogni anno distrugge migliaia di ettari di bosco. Ad agosto vi sono polemiche contro la Protezione Civile per mancati o intempestivi interventi e viene aperta un’inchiesta sui soccorsi.
Nel 2008 in occasione del vertice del G8 viene affidato a Guido Bertolaso, come commissario straordinario, dal premier Prodi, il potere di cambiare il piano urbanistico della Maddalena, e anche quello paesaggistico regionale per organizzare nel modo migliore possibile l’evento. Prodi appone il segreto di Stato su tutti i lavori per il G8. A Bertolaso viene affidato anche il potere di effettuare per gli appalti, in deroga alle leggi statali e regionali, una gara informale. Inoltre potrà affidare i lavori senza aspettare la valutazione d’impatto ambientale.
Il 21 Maggio 2008 Bertolaso è nominato sottosegretario all’emergenza rifiuti, sono previste otto nuove discariche e un altro inceneritore.
Il 27 Maggio la magistratura produce un’ordinanza di custodia cautelare contro 25 imprenditori e funzionari dello Stato coinvolti nella questione discariche e smaltimento rifiuti in Campania. Tra i 25 indagati anche Marta De Gennaro, responsabile del settore sanitario del Dipartimento della Protezione civile già vice di Guido Bertolaso.
(foto tratta da www.lastampa.it)