Disinformati!

libertà di parola!

Giovedì
Lug 31,2008

Forse recensire un album come questo potrebbe apparire troppo “semplice”, nel senso che può sembrare scontato mettere un vero e proprio classico dei black sabbath come questo in una rubrica di album molto “rock oriented” . La realtà, però, è ben diversa: infatti, recensire uno degli album più importanti in tutta la storia del rock, uscito quasi quarant’anni fa, su cui si sono scritti centinaia tra libri e articoli e di cui si sono detti e ricordati migliaia di aneddoti è per me una vera e propria sfida, visto che il rischio di essere banale o ripetitivo (per non dire irrispettoso nei confronti di un simile capolavoro) è sempre in agguato.
Provo quindi a procedere in un modo più personale che ordinato: quando l’ho sentito per la prima volta avevo circa quattordici anni, e non avevo ascoltato mai niente dei Black Sabbath, nonostante mio padre me li avesse già da tempo caldamente consigliati. ;-)
Le prime tre cose che un ragazzino quattordicenne (non espertissimo di storia dell’heavy metal) alla metà degli anni novanta pensò ascoltando Paranoid furono:

1) “Questo non è heavy metal”
2) “Chissà per quale motivo assurdo sono sempre stati tacciati di satanismo”
3) “Questo album è meraviglioso”

E, diciamoci la verità, un adolescente può essere inesperto, ma su molti aspetti ci aveva azzeccato. :-)
Veniamo infatti alla prima questione, ovvero il fatto che questo album (del 1970), si possa considerare o meno heavy metal; diciamo in realtà, come si sa, che è uno dei lavori “padri” dell’ heavy metal, destinato ad esplodere definitivamente pochi anni più tardi. Ci sono infatti in Paranoid i primi semi di questo genere, dalle forte distorsioni ai riff potenti ed i solo veloci, alternati però ad atmosfere mooolto oniriche e psichedeliche (come in “Planet caravan”), tipiche, oltre che del panorma musicale targato Sabbath, proprio dei gruppi dell’epoca, basti pensare ai Pink Floyd o ai Led Zeppelin.
Eccoci al secondo punto di discussione, ovvero il dubbio fatidico su dove si trovi il satanismo nei Black Sabbath: questa è una fama che Ozzy & Co. si portano addosso assolutamente senza motivo, a meno che stupidamente e sottolineo stupidamente, non si consideri questa gusto “horror” come satanismo. La verità è che in pochi tra i detrattori sia dei Sabbath sia del genere musicale stesso hanno mai posto attenzione a quello che dicono i testi…. in questo album, ad esempio, si trovano sia feroci critiche alla guerra (in “War pigs”), vere e proprie crisi esistenziali (manco a dirlo, “Paranoid”) ed anche tematiche sociali come l’abuso di droghe (”Hand of doom”): si capisce come l’unico vero Maligno dei testi del quartetto di Birmingham sia la società stessa descritta con cinico realismo.
Ultimo, ma assolutamente non ultimo, la bellezza, l’originalità e l’innovazione di quest’album, che ad ogni ascolto sembra di un anno più giovane, un lavoro (come tutti i primi quattro della band) da cui moltissimi hanno preso “ispirazione”, o a cui hanno fatto “tributi”, o “citazioni”, o dal quale, più corettamente, hanno scopiazzato alla grande. Della discografia di questo gruppo con Ozzy alla voce ho voluto recensire questo disco probabilmente perché contiene uno dei pezzi sicuramente più famosi della storia del rock, ovvero quello (splendido) che dà il titolo al lavoro, ma in realtà anche Black Sabbath, Master of Reality, Sabbath bloody Sabbath, o Sabotage sono album sia bellissimi che fondamentali per la storia del rock.
Quindi chi lo conosce lo tenga bene a mente, chi non lo conosce se lo procuri immediatamente, e passi l’estate ad ascoltare questo disco a ripetizione, vi assicuro che non se ne stancherà.

Buone vacanze !

Lunedì
Lug 14,2008

iphone.pngQuest’apparecchetto qui a fianco si è fatto attendere fin troppo ma alla fine è arrivato! Tutti sanno tutti di lui (e delle sue tariffe) ma pochi ancora l’hanno effettivamente conosciuto.
Io, che sono nerd e compio gli anni domani, me lo sono regalato ed ecco il mio racconto fatto di peripezie, avventure e una romantica storia d’amore.
Venerdì pomeriggio, accompagnata dal buon Editatore, sono andata in uno dei (pochi) centri Tim (perchè le offerte Vodafone fanno cagare sono sconvenienti) che a Firenze hanno lanciato il melafonino con l’intenzione di prenderlo con l’abbonamento iPhone 250 ma arrivata al dunque la gentilissima e stressatissima commessa del centro Tim mi ha fermata perchè la mia carta di credito non poteva essere utilizzata per quel tipo di acquisto.
Stupore, sgomento e un pò di terrore… il problema è che la mia carta, la buona vecchia carta Maestro delle Poste Italiane, non ha impresso sul dorso il numero in rilievo… insomma non c’è alcun modo di poter fare un abbonamento mantenendo la ricaricabile e pagando con la carta di credito di Poste.
Incredibile!
Ho dovuto quindi optare per l’acquisto (esosissimo!) del bell’oggetto a prezzo pieno per poi attivare l’offerta Maxxi iPhone, sinceramente ripensandoci non mi sono pentita della scelta così potrò essere libera di cambiare tariffa o addirittura operatore nel caso di offerte migliori!
Veniamo al clou della questione: l’iPhone.
Inutile raccontarvi delle migliaia di funzioni che ha -anche perchè probabilmente le saprete meglio di me- ma parliamo della facilità d’uso, dell’attivazione, delle funzioncine nascoste e delle varie configurazioni.
Attivazione
Appena preso la prima cosa che si vuol fare è andare a casa e sperimentare le millemila funzioni ma prima di poter gioire della spippolazione c’è un compitino da sbrigare: l’attivazione. La procedura è semplice e veloce: installa l’ultima versione di iTunes e collaga il melafonino al pc. La procedura guidata è molto veloce… sempre che i server non siano down come è successo a me! Ho dovuto aspettare notte fonda -tornata alticcia da una festa- per poterlo attivare!
Impostare lingua, orario e paese
Questa effettivamente è stata una cosa non proprio intuitiva. Il gioiellino ha preimpostata la lingua inglese, il fuso americano e Cupertino come città quindi ho cercato di spiegare al melafonino quale fosse la sua nuova casa e sarà che erano le 3.40 ed avevo sonnno ma non sono riuscita subito a capire che dietro la misteriosa dicitura Internaitional ci fossero nascoste le impostazioni di lingua e paese… lì per lì ero in difficoltà ma ora a scriverlo effettivamente… insomma non fate questa cosa da sbronzi!
Configurazione wireless e caselle di posta
Questo passo, invece, è stato fulmineo! Il piccolo genio ha trovato immediatamente la mia wirless e una volta inserito il codice la connnessione ha subito funzionato senza problemi. Il giorno dopo l’ho connesso da casa del mio fidanzato, stesso procedimento, ed anche lì ha funzionato, la cosa bellissima è che pur non tenendo come associate le reti con cui si è connesso riesce comunque a riconoscerle dopo la prima connessione così passando da una wireless all’altra non c’è bisogno di reinserire la chiave di rete!
Possono essere configurate più caselle di posta, ci sono alcuni shortcut che aiutano nella configurazione delle caselle Gmail, AOL, Exchange, MobileMe e Yahoo. Io uso gmail per la posta personale ed Exchange per quella dell’ufficio e ci avrò messo al massimo 30 secondi per configurarle entrambe! Per Gmail, manco a dirlo, bastano user e password; per Exchange è stata davvero una sorpresa, user, password, dominio e server ed in un secondo avevo tutto l’ufficio in mano! Bellissimo!
Personalizzare il menù
Al primo avvio dell’iPhone -solo al primo avvio e poi mai più- aparirà la spiegazione di come poter personalizzare il menù utilizzando anche la seconda pagina -visibile scorrendo col ditino verso sinistra-, io sono stata abbastanza lesta da leggere questa scheratina e vi rivelerò il segreto: tenete premuto un rasto qualsiasi del menù e quando inizierà a vibrare potrete trascinarlo dove preferite, quando sarete soddisfatti della posizione dei tasti premete in tasino del menù per salvare le modifiche.
Immagini
Al contrario di quel che si pensa la fotocamera non è una schifezza e le foto risultano piuttostonitide. Non aspettatevi certo prestazioni da compatta digitale ma i risultati sono buoni se l’illuminazione è sufficiente.
Inutile raccontare l’inestimabile ludibrio nello smanacciare le immagini: zoommare, ridimensionarle e spostare con un solo tocco è davvero divertente.
Apps
Concluderò parlando delle applicazioncine simpatiche scaricabili, le Apps.
Dall’App Store è possibile acquistare applicazioni utili/inutili/giochi etc., ce ne sono molte gratuite e di quelle a pagamento il costo varia da 0.75€ all’infinito -il massimo che ho visto è 39,99€-. La library delle applicazioni, suddivisa per categoria, è abbastanza fornita e con un paio di click avremo direttamente nel menù l’applicazione scelta. Personalmente ne ho scaricate 3, tutte gratuite. Vi consiglio vivamente iPint, un’inutilità di gran pregio per gli amanti della birra e Shazam un incredibile applicazione che riconoscerà e taggerà per voi la musica che gli farete sentire dall’altoparlante riconoscendola automaticamente anche se cantata da voi stessi! Ho provato a fare qualche riconoscimento sia cantando che della musica delle pubblicità e funziona piuttosto bene!! Geniale!

 -AGGIORNAMENTO-
Un argomento hot sul melafonino è quello della batteria. Ho testato la durata della batteria con tutti i servizi abilitati -tranne il bluetooth- e con lo scarico dei dati impostato ogni 15 minuti, in questo modo la batteria dura meno di una giornata -!!!- ma con qualche accorgimento la situazione migliora molto! Vi consiglio quindi di impostare lo scarico dei dati ogni ora o manualmente ed evitate di tenere il 3G costantemente abilitato, la maggior parte del tempo non ne avrete bisogno.

Per ora vi saluto ma lascio aperte le domande, se avete curiosità sul melafonino chiedete pure, sarò lieta di rispondervi ed epurare ogni vostro dubbio prima di acquistarlo. Io non mi son pentita nemmeno di un centesimo speso!

Se cerchi il manuale utente for dummies eccolo qui -ammetto che l’ho usato almeno una volta!-
…e per chi si chiede da dove s’inserisce la sim card la risposta è inserisci uno spillo nel piccolissimo forellino sulla sommità dell’iphone e lo scoprirai!

Domenica
Giu 22,2008
mellon-collie-and-the-infinite-sadness.jpgimagen-album-smashing-pumpkins-smashing-pumpkins-gish.jpgsmashingpumpkins-siamesedream.jpg

Credo che a questo punto scusarmi per il ritardo non abbia senso perché prenderei in giro i lettori di “disinformati!”.
Per cercare di farmi perdonare, però, voglio fare una tripla recensione di album che più che consigliati, sono per me fondamentali ed immancabili nella collezione delle persone della mia generazione, ovvero i quattordicenni di metà anni novanta ;-) .
I tre album in questione sono tre pietre miliari del rock targato anni novanta: Gish (1991), Siamese dream (1993), Mellon collie & the infinite sadness (1995). Pur essendo tra loro molto diversi e soprattutto non consecutivi, (tra siamese dream e mellon collie c’è in effetti un altro album,pisces iscariot) , questi tre lavori nel loro insieme rappresentano tutte le sfaccettature di questo gruppo di chicago, ed il punto di partenza per chi non li conosce.
Al di là di tutto quello che si potrebbe dire su Billy Corgan, sui suoi ultimi scivoloni discografici , ripresi solo parzialmente dal buono ma non eccelso “Zeitgeist”, sulla storia un po’ travagliata della band e sulle difficili personalità che la componevano (dei membri originali sono rimasti ad oggi solo Billy Corgan ed il batterista, Jimmy Chamberlin), questi tre album hanno, ognuno a suo modo segnato profondamente la storia del rock in un decennio molto travagliato, che vedeva protagonisti diversi cercare di lasciare un segno musicale forte, con risultati diversi.
Quando uscì “Gish”, pur essendo pubblicato prima (se pur di qualche mese) di lavori storici come “Ten” dei Pearl Jam, o “Nevermind” dei Nirvana (che erano però al loro secondo disco) , non ottenne la medesima reazione di questi ultimi, pur ricevendo risposte positive sia dal pubblico che dalla critica. Il titolo dell’album viene dal cognome di un’attrice del cinema muto, Lillian Gish. In un’intervista, Billy Corgan spiegava: “Mia nonna mi diceva che una delle cose più memorabili che fossero capitate nella sua vita era il giorno in cui Lillian Gish era passata in treno per il suo paesino, mia nonna viveva in mezzo al niente, questo spiega la specialità dell’evento.”[fonte: wikipedia] . Le canzoni rappresentano un’assoluta origialità, fondendo generi diversi quali grunge e hard rock, utilizzando testi piuttosto cupi e disillusi, cantati dalla particolarissima voce di Billy Corgan, vera anima del gruppo. In quest’album, assolutamente da segnalare, “Siva” , che ha una intro a dir poco spettacolare, “Rhinoceros”, un miscuglio di psichedelia distorta, e le bellissime “Tristessa” e “Bury Me”.
Il secondo lavoro della band, “Siamese dream”, esce due anni dopo, e, a causa di alcuni dissidi interni con il chitarrista James Iha e la Bassista D’Arcy, Corgan è costretto, dopo aver composto praticamente tutto, a suonare personalmente quasi per intero sia le parti di basso che quelle di tutte e due le chitarre. Il risultato è a dir poco sorprendente, un album diretto sì,come il precedente, ma che smussa un po’ gli angoli alla durezza per lasciare spazio ad una rassegnata malinconia: sii alternano così brani lenti e romantici, come la famosissima “disarm” o “Spaceboy”, dedicata al fratellastro di Corgan, ad altre molto potenti e rock , come la traccia d’apertura, “Cherub Rock”, od anche “Geek U.S.A.”, con una delle parti di batteria più belle in assoluto della band, ed un testo che esprimeva tutta l’essenza del pensiero delle zucche:
“Words can’t define what I feel inside
Who needs them?
Caught with this virus of my mind
I give in to my disease, of my needs
To my disease, of my needs “

Raramente si sentono album che scorrono così bene dall’inizio alla fine come “Siamese Dream”, che dopo milioni (i assicuro, milioni :-) ) di ascolti riesece sempre ad essere originale.

Nel 1995, invece dopo un album di intermezzo, “Pisces iscariot”, esce “Mellon Collie & the infinite sadness”: quest’opera lunga, contenente ben 28 tracce su doppio cd, è insieme complessa ed immediata,diretta e sofisticata, il disco del gruppo sicuramente più apprezzato dalla critica. I due cd che compongono il lavoro sono quasi in contrapposizione l’uno con l’altro, e si capisce subito anche solo dal fatto che il primo cd porta il titolo “dawn to dusk”, mentre il secondo “twilight to starlight”, e sono uno rosso ed uno blu: il primo contiene buona parte delle canzoni simbolo dei pumpkins, come “tonight tonight” , “zero” o “bullet with butterfly wings”, portando tematiche e suoni più energici che nel secondo cd, dove la rabbia è uno sfogo forse dovuto solo alla rassegnazione prima di lascia spazio alla pacatezza sia dei ricordi, come in “1979″, sia di dolci dichiarazioni (”By starlight”,”Lily”) , prima di dare la definitiva buonanotte con “Farewell and goodnight”. Fa da collante a tutto il disco una spettacolare teatralità, accompagnata da una cupa visione del mondo (che d’altronde è “un vampiro” ;-) ). La dolcezza che apre (con la traccia omonima) e chiude l’album, è soltanto frutto di “Mellon Collie” (gioco di parole, leggi “melancholy”) ricordi andati ed ocasioni perdute. Tutta l’essenza degli Smashing Pumpkins in due cd.

E questo basta.

Categorie


Commenti recenti


Login


Archivio


Links


Contatti

e-Mail: Jazia
e-Mail: EditatorE
e-Mail: Drhillk
ICQ UIN: 64767979
MSN Messenger: ladyzebra@hotmail.it