Paolo Scaroni, amministratore delegato dell’Eni, il 19 Maggio ha firmato un accordo fra ENI e il governo della Repubblica del Congo. Questo accordo prevede investimenti da parte di Eni per 3 miliardi di dollari nel Paese africano nel periodo 2008-2012 e riguarda principalmente la ricerca e lo sfruttamento di oli non convenzionali in sabbie bituminose.
Nell’accordo, al di là dei metodi di sfruttamento e di trattamento delle sabbie, vi sono tre interessanti punti:
Non credo che l’ENI sia diventata “buona”, ma sapere che ci sono iniziative, che oltre ad arricchire l’economia dei paesi più potenti, migliorano anche le condizioni dei paesi del terzo mondo, fa piacere. Speriamo che questo accordo aiuti veramente la condizione della Repubblica del Congo.
La risposta alla domanda “Il miglior modo per produrre gasolio? ” non è “Il petrolio”. Infatti grazie ad un particolare tipo di alghe, le diatomee, si può produrre biogasolio (perfettamente compatibile con tutti i veicoli con motore diesel, ma con molto meno zolfo) in modo più economico. Fino ad ora il biogasolio veniva principalmente prodotto a partire da olio di colza o da grasso animale, ma questi metodi dovrebbero essere meno convenienti. Le alghe hanno inoltre il grosso vantaggio di non togliere terreno alle colture e non influenzare il mercato di verdura e cereali (come purtroppo accade con la produzione di bioetanolo).
Prima arriveranno queste alternative e prima inizieremo a pagare meno per fare il pieno. Mi sorge solo una domanda, le grandi società petrolifere permetteranno che accada ciò?
Il problema dell’inquinamento e dell’eccessivo costo del petrolio impongono al mondo dei trasporti delle scelte difficili. L’idrogeno non sembra la strada migliore per gli alti costi di produzione e i problemi di realizzare una rete di distribuzione. I combustibili bio non possono da soli rimpiazzare gasolio e benzina, ed inoltre il loro uso fa lievitare i prezzi dei generi alimentari da cui vengono prodotti. L’elettrico ha problemi di autonomia e di tempi di ricarica (anche se questi con le nuove batterie potrebbero essere risolti), ed inoltre ha bisogno di molte centrali che producano la corrente elettrica (sicuramente più di quelle disponibili adesso). Metano e GPL per quanto possano aiutare l’utente a spendere meno, non sono la soluzione: il GPL è prodotto a partire dal petrolio (quindi è soggetto alle variazioni di prezzo di quest’ultimo) ed il metano, per quanto non risulti evidente, è soggetto alle stesse regole di mercato del petrolio.
Uno dei primi tentativi di risolvere il problema sono state le auto ibride: queste auto affiancano al classico motore a benzina un motore elettrico. Lo scopo del motore elettrico è in genere quello di aiutare il motore a benzina in accelerazione e di recuperare energia in frenata (ricaricando le batterie come farebbe una grande dinamo). Il vantaggio di questi veicoli sono i minori consumi. Il principale svantaggio sono i prezzi elevati.
La migliore scelta per il futuro dovrebbe essere invece un’auto completamente elettrica, ma nessuna casa automobilistica ha mai realizzato una buona auto elettrica, perché i rischi di non riuscire a venderla sono altissimi. Alla maggior parte degli automobilisti non piacerebbe avere un’auto con circa 100km di autonomia che impiega alcune ore ad essere ricaricata. Sulle batterie si stanno facendo progressi e molto probabilmente fra qualche anno l’autonomia potrà aumentare ed i tempi di ricarica scendere a pochi minuti. Tutto questo, però, potrebbe non bastare per rendere appetibile al grande pubblico l’auto elettrica.
Una buona soluzione, a mio avviso, è quella di “aumentare il livello di elettrico” nelle auto ibride. Quello che intendo è che si dovrebbe utilizzare in trazione unicamente il motore elettrico (con vantaggi in silenziosità, accelerazione e rendimento) ed relegare il motore a benzina (o a gasolio) alla ricarica delle batterie. Il motore a benzina in questo modo potrebbe essere più piccolo e, ottimizzato unicamente per fare da generatore, consumerebbe veramente poco. Si manterrebbero i vantaggi dell’auto ibrida e quelli dell’auto elettrica, senza però acquisirne i difetti. Nel caso di brevi tragitti il motore a benzina non si dovrebbe accendere mai e a fine giornata si potrebbero ricaricare le batterie tramite la rete elettrica. Con l’opzione di pannelli solari ed un motore bi-carburante a metano i consumi e i costi di trasporto sarebbero veramente bassi.