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libertà di parola!

Armistizio

Lunedì
Dic 3,2007
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Questa è la Corazzata Roma, affondata dai tedeschi il 9 settembre del ‘43, il giorno dopo l’armistizio. Dal profondo del mio antimilitarismo questa storia mi colpisce fortemente perchè la guerra, una volta cominciata, va combattuta. Bisogna farlo per sopravivvere e difendere ciò che ci rimane. Il fatto è che la guerra non bisognerebbe farla ma quando ci si è dentro c’è poco da fare.

Come dicevo la Corazzata Roma era il fiore all’occhiello della Regia Marina, un prodotto tutto nostrano a marchio Ansaldo, era considerata, insieme alle due sorelle Italia e Vittorio Veneto, il mezzo più all’avanguardia dell’epoca. I cannoni erano dotati di puntamento sincronizzato che permetteva a tutte le bocche di fuoco di puntare automaticamente il bersaglio inquadrato dai cannoni principali, la chiglia montava un sistema di raddrizzamento che manteneva la nave stabile anche in condizioni estreme e in vetta alla torre centrale il radar dominava corazzata. Uno strumento di morte in tempo di armistizio, una montagna che in quei giorni solcava il mare per potersi andare a riposare alla Maddalena dove avrebbe cessato il suo servizio per la Regia Marina e terminato definitivamente il suo impegno nella Seconda Guerra Mondiale.
Perchè parlo di questo episodio? Perchè la storia è fatta di uomini: grandi, piccoli, buoni e cattivi. La storia è fatta da piccoli e grandi eventi che influenzano e toccano le vite di tutti noi, per la mia famiglia l’affondamento della Roma ha avuto un significato particolare.

L’otto settembre è stato firmato l’armistizio e immediatamente i fronti si capovolgono: chi era amico è diventato nemico e viceversa, all’improvviso due aerei inglesi che sorvolano la corazzata non devono suscitare timore, adesso sono i tedeschi che fanno paura.
La peggior situazione possibile, senza la certezza che l’uno e l’altro schieramento fossero al corrente del nuovo fronte italiano e con l’ordine di non sparare se non attaccati, a queste condizioni l’ammiraglio Bergamini guida la flotta.

Era il primo pomeriggio quando uno stormo di bimotori tedeschi, dotati delle prima bombe telecomandate, avvistano la flotta e attaccano, il primo sgancio trapassò la Roma ed esplose sotto la chiglia, la seconda bomba fu fatale: colpì la base della torre centrale e gli esplose sotto, proprio nella santa barbara. La nave si spezzò in due tronconi ed affondò in pochi minuti, si salvarono in 527, gli altri morirono perlopiù bruciati o affogati nell’affondamento. Tra loro anche mio zio, non so com’è stata la sua morte. Era il fratello maggiore di mio padre, non lo conobbi mai, mio padre di lui ha solo un vago ricordo visto che quando morì aveva solo un anno ma quando, come ieri sera in tv, gli capita di vedere la ricostruzione di quell’evento lo vedo interessato intristirsi. La storia, come ho detto è fatta di eventi e persone tutti in qual modo legati, spesso con fili più forti di quanto pensiamo.

Unicef: meglio con Saddam

Martedì
Lug 17,2007

Da un rapporto dell’Unicef emerge una triste verità: per i bambini la vita nell’era di Saddam Hussein era migliore.

 

L’accusa riguarda parametri quali la salute, la nutrizione e l’educazione e non indici come il tasso di mortalità di cui, essendo un paese in guerra, sarebbe tristemente fisiologico notarne l’aumento.

In particolare, il direttore Daniel Toole, denuncia che dal 2003 ad oggi le con dizioni di vita della popolazione sono drammaticamente peggiorate tanto che attualemente almeno due terzi della popolazione non ha accesso all’acqua potabile eil tasso di abbandono della scuola è in forte aumento.

L’intento di Toole è di cercare di smuovere il governo iracheno e gli Stati Uniti per cercare di soddisfare almeno i bisogni primari della popolazione e raggiungere una condizione di vita sostenibile.

Pur non rimpiangendo i “vecchi tempi” fa riflettere il proverbio “si stava meglio quando si stava peggio…”

Lunedì
Mar 26,2007

Rahamatullah Hanefi è il responsabile afgano dell’ospedale di Emergency ed è stato fondamentale per la liberazione di Mastrogiacomo. Lo scorso 20 Marzo è stato “arrestato” dai servizi di sicurezza afghani per ragioni legate proprio alla liberazione del nostro connazionale e da quel momento non se ne sa più nulla di lui; il nostro governo dovrebbe essergli grato per il lavoro che ha svolto per noi mettendo in pericolo, appunto, la propria incolumità ed invece niente si muove in tal senso. Il nostro governo pare interessato solo ai propri connazionali dimenticandosi di chi si è adoperato davvero sul campo per salvare Mastrogiacomo; non è giusto che il prezzo per la liberazione di Daniele venga pagato da un cittadino afgano e da Emergency. Dalle ultime notizie pare che Hanefi sia sottoposto interrogatori e torture; Gino Strada, Emergency e (per ora) 3714 cittadini hanno già sottoscritto l’appello per la liberazione di Hanefi, se credi fallo anche tu… Sottoscrivi

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