Disinformati!

libertà di parola!

Mons. Antonio Bello

Lunedì
Lug 7,2008

don-tonino.JPGVedete, noi siamo qui, probabilmente allineati su questa grande idea, quella della nonviolenza attiva […]. Noi qui siamo venuti a portare un germe: un giorno fiorirà […]. Gli eserciti di domani saranno questi: uomini disarmati.

Don Tonino nasce il 18 Marzo 1935 ad Alessano paese ad economia agricola, impoverito dall’emigrazione. Viene ordinato sacerdote nel 1957 e affidato alla diocesi di Ugento-Santa Maria di Leuca. Viene nominato maestro dei piccoli seminaristi presso il seminario Diocesano di Ugento, dove rimane per 22 anni vice rettore. Nel 1979 diviene parroco a Tricase, dove entra in contatto con le esigenze dei poveri, dei disadattati, degli ultimi. In questo periodo a Tricase istituisce la Caritas e promuove un osservatorio delle povertà.

Nel 1982 è nominato vescovo della diocesi di Molfetta-Giovinazzo-Terlizzi e poco dopo anche della diocesi di Ruvo di Puglia. Sviluppa la sua idea di Chesa, la Chiesa in Grembiule, sulla comunione, evangelizzazione e scelta degli ultimi. Infatti amava definirsi il vescovo con il grembiule alludendo a quel gesto che Gesù mostrò la sera del Giovedì Santo lavando i piedi ai suoi discepoli. E’ sempre vicino agli ultimi e ai più deboli: è assieme agli operai delle acciaierie di Giovinazzo in lotta per il lavoro, insieme ai pacifisti nella marcia a Comiso contro l’installazione dei missili, insieme agli sfrattati. Accoglieva nel suo palazzo vescovile chiunque bussasse alla sua porta e con la sua vecchia utilitaria lo si poteva incontrare nei quartieri più poveri di Molfetta aiutando chiunque avesse bisogno. Rinuncia a tutti quelli che considera segni di potere, tanto che continua a farsi chiamare Don Tonino, e da una costante attenzione agli ultimi: dà alla luce la Casa della Pace, la comunità  per i tossicodipendenti Apulia, un centro di accoglienza per immigrati dove fa costruire una piccola moschea per i fratelli Musulmani.

Arriva presto a duri  scontri con la politica quando diventa presidente di Pax Christi: porta avanti la battaglia contro l’installazione degli F16 a Crotone, degli Jupiter a Gioia del Colle, e sono numerose le sue campagne per il disarmo, e per l’obbiezione fiscale alle spese militari. Dopo alcuni sui interventi radicali sulla guerra del Golfo è accusato di incitare alla diserzione. Malato di un cancro allo stomaco, il 7 dicembre 1992 partì insieme a circa 500 volontari per una marcia pacifica a Sarajevo, da diversi mesi sotto assedio serbo a causa della guerra civile. I volontari erano credenti e non, di diverse nazionalità, uniti dal desiderio di sperimentare “un’altra ONU”, quella dei popoli, della base. Quando arrivarono a Sarajevo, la città assediata era tenuta sotto tiro da cecchini serbi che potevano rappresentare un pericolo per tutti loro, ma questo arrivo fu caratterizzato da maltempo e nebbia: Don Tonino parlò di “nebbia della Madonna”. Poco dopo, il 20 aprile 1993, morì a causa del suo cancro, ma senza angoscia e con grande serenità.

Don Alessandro Santoro

Sabato
Giu 14,2008

Negli ultimi tempi, purtroppo, i vertici della Chiesa Cattolica si sono interessati e dedicati più a problemi economici e a regole formali che alle vere difficoltà degli esseri umani. All’interno della Chiesa sono però presenti numerose figure che vanno in controtendenza.
In una serie di post mi concentrerò su alcuni di questi personaggi, che, seppur numerosi, sono poco conosciuti.

donalessandrosantoro.jpgDon Alessandro Santoro

Essere prete è come essere un pane spezzato. Io non lavoro per la Ditta, quella che altri chiamano Chiesa, io lavoro per il Regno dei Cieli

Don Alessandro Santoro è prete a Le Piagge, quartiere che sorge nella periferia ovest di Firenze, una zona dimenticata che la diocesi gli ha affidato. Quando si è trovato in una realtà difficile dove mancava anche una chiesa di mattoni ha fatto la scelta di non avere né chiesa né parrocchia. Ogni domenica celebra comunque la messa all’aperto o in un capannone prefabbricato, e affronta, insieme agli altri abitanti, le difficoltà del quartiere, cercando di migliorare le condizioni di tutti.
Numerose sono le battaglie di Don Alessandro, come lo sciopero della fame contro l’ordinanza sui lavavetri del Comune di Firenze. Insieme a Suore domenicane, preti, alcuni missionari, si è incatenato per protestare contro le politiche sull’immigrazione del governo. Sempre attivo inoltre nell’aiuto dei poveri senzatetto, ha sempre cercato di spingere il Comune di Firenze a migliorare le sue politiche di aiuto sociale, ad esempio nel recente incontro con l’assessore Cioni sul modello di convivenza e sulle politiche dell’amministrazione fiorentina.
Fa parte della redazione di Altracittà un giornale concepito come Laboratorio Sperimentale di Informazione, aperto a chiunque voglia prendere parte a un modo diverso di scegliere e trattare le notizie, fuori dall’agenda dei mass media tradizionali, in una tensione tra i fatti, le notizie e le storie del quartiere delle Piagge.
E’ molto attivo socialmente attraverso la Comunità Le Piagge che lui stesso ha fondato e porta avanti numerose iniziative come il fondo etico e sociale, che è “un esempio di microcredito di prossimità , costruito sulle esigenze degli abitanti di un quartiere del ricco Nord del mondo”. Una banca del mutuo soccorso, per aiutare chi non riesce più a pagare l’affitto o chi vuole iniziare un’attività, ma non può dare garanzie sufficienti a un istituto di credito. E’ partito tutto con oltre 50 famiglie hanno versato 60mila euro, con questi, in pochi mesi, sono stati erogati 33 prestiti. I prestiti vengono concessi a favore di persone residenti o domiciliate alle Piagge con impellenti necessità o scadenze, ad aziende che operano nel quartiere e a progetti che favoriscano la nascita di nuove attività economiche e di sviluppo sostenibile nel territorio delle Piagge.
Insieme ad altri volontari organizza un dopo scuola, un grande aiuto per i giovani del quartiere e sopratutto per i ragazzi stranieri rigettati della scuola perché troppo numerosi. Non solo giovani però: per combattere l’analfabetismo ci sono corsi per adulti, per permettergli di prendere la licenza di terza media e aiutarli quindi nel mondo del lavoro.
Un altro progetto è l’Isola del riciclaggio: il riciclo voluto da Don Alessandro è anche un’etica, una filosofia di vita contro gli sprechi della nostra vita consumistica.
Per comprendere ancora meglio questo prete consiglio di leggere la sua lettera allo Spirito Santo scritta dopo le elezioni del Papa nel 2005.

Concludo questo post con alcune sue parole riguardo a Le Piagge:
“Questa terra era destinata a diventare vasca di esondazione dell’Arno in caso di alluvione. In questo fazzoletto di terra dove non si poteva costruire niente che era ed è a tutto oggi a rischio idrogeologico, sono stati costruiti con un piano di edilizia popolare circa tremila appartamenti. Quando sono arrivato qui nel 1994 ho scelto di vivere questo quartiere ventiquattrore su ventiquattro girando per strada e questa immersione totale per capire le dinamiche di quello che si muoveva in queste quartiere. Alla fine dei sei mesi ho colto che quello che si avvertiva di più era un meccanismo di rassegnazione e di delega rispetto all’esistente. Abbiamo cominciato subito a costruire laboratori che non fossero tanto per chi viveva alle Piagge ma con le persone che vivevano in questo quartiere perché le persone potessero riappropriarsi della possibilità di costruire la propria realtà”.

Scomunica di massa dall’Avvenire

Lunedì
Giu 18,2007
Dall’illuminato quotidiano dei vescovi, l’Avvenire, arriva la scomunica di massa per i partecipanti al Gay Pride dello scorso 16 giugno. Al grido di “slogan intollerabilmente osceni” il quotidiano comunica il suo disprezzo verso la manifestazione alla quale hanno partecipato un milione di persone. Nessuno si chiede cosa ci fosse scritto in quegli slogan e del resto nessuno, nemmeno per onore di cronaca, si è dato pena di farcelo sapere… dalle foto che ho potuto vedere nei blog di molti dei partecipanti la maggioranza degli slogan inneggia ai diritti degli omosessuali e alla laicità, prsenti anche molti cartelli in merito allo sbattezzo… non so se è a questi manifesti che si riferisce l’illuminatissimo quotidiano ma se fosse così sarebbe l’ennesimo segno di una chiesa in difficoltà, prossima al declino. E’ doveroso segnalare che cori contro il papa e la chiesa tutta, sono stati inneggiati durante la manifestazione, a questo proposito l’Avvenire commenta “i cori scanditi contro il Papa avevano una pesantezza terribile, forse inconsapevole, certo semi-blasfema“, non so cosa sia stato gridato durante il corteo ma accusare di blasfemia chi non riconosce questa chiesa come istituzione certo ha un concetto di blasfemia molto diverso da quello vaticano… e poi, infondo, la blasfemia è un concetto piuttosto soggettivo, non trovate?

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