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libertà di parola!

Martedì
Ott 9,2007

Doveva essere una “banca dell’acqua” ma si è trasformata in un mostro da 150 milioni di metri cubi di fango. Il progetto più ambizioso dell’ing. Carlo Semenza, la diga più grande del mondo, il 9 ottobre 1963 ha inghiottito 1917 vite.
Quello che adesso è un sito turistico quarant’anni fa era progresso e paura a confronto, il simbolo di una sfida tra l’uomo e la natura, sfida che l’uomo ha tragicamente perso.
Se da un lato possiamo solo prendere atto dell’inevitabilità dei processi naturali, dall’altro non possiamo fingere che questa sia solo una catastrofe, cancellando in un sol gesto decine di studi ed indagini geologiche, interessi e volontà private, iter burocratici lunghi anni, proteste e comitati cittadini, passaggi di proprietà e il buon giornallismo d’inchiesta di Tina Merlin.
La volontà inevitabile del monte Toc di disfarsi della sua frana da 270 milioni di metri cubi non può essere la sola causa della tragedia, l’egoismo dell’uomo e l’incoscienza di mettere in pericolo migliaia di persone sono le altre cause.
Tutto è cominciato da un progetto che doveva dar lustro ad un’azienda, la SADE, baluardo d’ingegneria nel mondo. Sin dall’inizio si era capito che la diga “s’à da fà” perchè gi interessi che c’eran dietro erano ben più grandi della volontà dei cittadin, a nulla son servite le indagini di Muller che invitavano fortemente a desistere dalla costruzione del mostro, anzi, i progettisti l’hanno ingrandita!
I lavori di costruzione, iniziati nel ‘49 e mai stati così veloci, non si sono fermati neanche quando, durante la costruzione, sono iniziate le scosse sismiche che hanno rivelato l’esistenza della frana sul Toc.
La grande “M” formatasi sul crinale della montagna è stata studiata, osservata e misurata… ma mai fermata.
A costruzione finita, durante i primi invasi d’acqua, la frana si muoveva visibilmente di giorno in giorno fino al momento del primo distacco: 700mila metri cubi di terra finirono nel bacino ma l’acqua era a quota 600 metri e non ci furono grosse conseguenze. Intanto l’Università di Padova costruiva un modello in scala della diga su cui fare gli esperimenti d’invaso ma il modello prevedeva che la frana fosse di soli 40milioni di metri cubi di materiale ghiaioso ma questi dati erano totalmente errati.
Le prove d’invaso continuavano e nella valle, così come nei paesi di Erto e Casso, le scosse sismiche si facevano sempre più forti e frequenti, dal Toc provenivano boati spaventosi tanto che anche i tecnici SADE cominciavano a dubitare del proprio lavoro ma in Itali ai tempi eran maturi per la statalizzazione del’energia elettrica e la nascita dell’ENEL era alle porte.
Quest’ultimo punto è stato molto importante per le sorti del Vajont, la SADE infatti, per potersi venir corrisposto l’intero importo per l’acquisto dell’impianto da parte della neo-nata ENEL, doveva dimostrare che la diga era pienaente funzionante. Per poter effettuare il collaudo, però, erano necessarie altre prove d’invaso che portassero i livelli dell’acqua a quota 710metri. La situazione in diga, nei giorni precedenti il 9 ottobre, era instabile e venne deciso di monitorare costantemnte la montagna mantenendo del personale di sorveglianza anche di notte ma guardare una montagna che crolla è inutile.
Alle 22:39 del 9 ottobre 1963 dal monte Toc si staccano 260milioni di metri cubi di roccia e il tecnico in diga non ha potuto far molto per avvisare la popolzione, l’evaquazione dei paesi a fondo valle a quel punto era troppo tardiva, non è potuto nemmeno scappare, è morto nel disastro.
Quando a Longarone è iniziato ad arrivare il vento ed il boato del Toc ha iniziato a rimbombare nella valle ormai era troppo tardi. 1917 sono le vittime accertate, il giorno dopo del paese di Longarone rimaneva solo parte della chiesa.

Grandi sono le responsabilità della SADE in questa vicenda, molte anche quelle del governo di allora che non ha sufficientemente vigilato su questi lavori. A seguito del disastro fu aperta un’inchiesta che diede il via ad un processo lampo he condannò tutti gli imputati a 21 anni di reclusione per disastro colposo e omicidio pluimo aggravato. Uno degli imputati, l’ingegner Pancini, si suicidò il giorno precedente l’inizio del processo. Riguardo la SADE, acquistata poi da Montedison, fu condannata ia risarcire il 33,3% dei danni ai comuni coinvolti dalla catastrofe, Stato Italiano e ENEL pagarono il resto.

Non so se il 33,3% delle dei danni sia una cifra sufficiente a riacquistare credibilità e fiducia. Io non credo.

 

Quanto pesa un metro cubo d’acqua?
Un metro cubo d’acqua? Mille chili, una tonnellata. Una tonnellata va bene?
Le frane le misurano a metri cubi. Il metro cubo è l’unica cosa che resta fissa, perché poi la densità, il peso, cambiano.
Il 9 ottobre 1963 dal monte Toc, dietro la diga del Vajont, si staccano tutti insieme 260 milioni di metri cubi di roccia.
Vuol dire quasi sei volte più della Valtellina.
Vuol dire seicento volte più grande della frana della Val di Stava.
Duecentosessanta milioni di metri cubi di roccia cascano nel lago dietro alla diga e sollevano un’onda di cinquanta milioni di metri cubi. Di questi cinquanta milioni, solo la metà scavalca di là della diga, solo venticinque milioni di metri cubi d’acqua… Ma è più che sufficiente a spazzare via dalla faccia della terra cinque paesi: Longarone, Pirago, Rivalta, Villanova, Faè.
Duemila i morti.

(Marco Paolini, tratto da “Il racconto del Vajont”)

Che

Lunedì
Ott 8,2007

Il 9 Ottobre 1967 moriva Ernesto Che Guevara, ucciso all’interno di una scuola dopo essere stato ferito il giorno precedente (8 ottobre).

Uno spirito forte, un uomo coraggioso e sicuramente uno dei più importanti protagonisti del nostro tempo.

Uno che ha abbracciato una causa, quella della libertà e ad essa si è dedicato completamente.

Credeva in ciò che faceva, è stato uno dei personaggi più controversi del ‘900, ha concretamente esportato la rivoluzione.

 

In una rivoluzione si vince o si muore.

Ernesto Che Guevara

Martedì
Ago 28,2007

Due anni fa l’uragano Katrina devastava parte della Louisiana, del Mississippi ed in minor parte Florida, Kentucky, Ohio, Alabama e Georgia. Le stime segnalano che il numero delle vittime si aggiri intorno ai 1260 morti per causa diretta o indiretta dell’uragano, di questi circa l’80% solo a New Orleans.

Nella mia memoria quest’evento è molto labile, ricordo sparute e brevissime notizie al telegiornale, qualche immagine di fango, disperazione e distruzione e niente più. Mi sono sentita in colpa per questo: è stata una catastrofe enorme ed io stentavo a ricordarmela! Poi ho cercato di scovare le vecchie notizie dei giornali o i video dei Tg, gli articoli e tutto il materiale possibile per potermi informare meglio su Katrina e qui il mio stupore… non ero io ad essermi scordata tutto, erano i media che si erano quasi completamente disinteressati alla notizia!

 

Ciò che ho trovato sono poco più che i flash dell’ANSA e un rapporto dei danni su Wikipedia.org! Ho pensato, allora, che questo paese fosse insensibile ma ho dovuto ricredermi quando ho letto del disinteresse più totale che l’amministrazione Bush ha dimostrato nei confronti degli sfollati e dei superstiti dell’uragano.

Il 28 agosto 2005 gli argini del Mississippi si sono rotti e una valanga d’acqua ha invaso la città di New Orleans; George W. era in vacanza e ci è rimasto per le successive 2 settimane. D’altra parte Bush è l’uomo “altrove”: era altrove mentre le torri gemelle crollavano ed anche staolta non si è smentito…

Ciò che non sappiamo è che Bush ha inviato, sì, la Guardia Nazionale ma il 35% delle forze a disposizione erano impegnate i Iraq, compresi mezzi ed attrezzature. Ciò che non sappiamo è che prima dell’arrivo dell’uragano la Federal Emergency Management Agency (FEMA) ha schierato nella regione un gran numero di camion allestiti con camere mortuarie, anzichè aiutare la popolazione che è stata lasciata senza assistenza durante l’evaquazione, moltissime persone, infatti, non sono state in grado di fuggire e sono morte durante l’inondazione. Ciò che non sappiamo è che la gran parte degli afroamericani sfollati a tutt’oggi non sono stati in grado di ritornare nella propria città e ricorstruirsi una vita.

Evidentemente l’amministrazione Bush non ritiene importante la vita di oltre un milione di persone sradicate dalla propria casa, spesso separate dai propri familiari, che si ritrovano a vivere in albergo in una città che non conoscono. Evidentemente la guerra per il petrolio è più importante, evidentemente uccidere iraqeni in casa loro è più importante che salvare americani in casa propria.

Sono molto amareggiata in questo momento, l’unica cosa che mi tira su il morale è l’aver letto che il buon Michael Moore sta preparando il seguito di Fahrenheit 9/11 (il cui titolo sarà, per l’appunto, Fahrenheit 9/11½) in cui si occuperà di nuovo dei rapporti Bush/Bin Laden e delle conseguenze dell’uragano Katrina.

p.s. l’immagine che vedete è un dettaglio della città di New Orleans oggi, come vedete c’è ancora molto da fare a come al solito non lo sa nessuno!

 

 

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