Forse recensire un album come questo potrebbe apparire troppo “semplice”, nel senso che può sembrare scontato mettere un vero e proprio classico dei black sabbath come questo in una rubrica di album molto “rock oriented” . La realtà, però, è ben diversa: infatti, recensire uno degli album più importanti in tutta la storia del rock, uscito quasi quarant’anni fa, su cui si sono scritti centinaia tra libri e articoli e di cui si sono detti e ricordati migliaia di aneddoti è per me una vera e propria sfida, visto che il rischio di essere banale o ripetitivo (per non dire irrispettoso nei confronti di un simile capolavoro) è sempre in agguato.
Provo quindi a procedere in un modo più personale che ordinato: quando l’ho sentito per la prima volta avevo circa quattordici anni, e non avevo ascoltato mai niente dei Black Sabbath, nonostante mio padre me li avesse già da tempo caldamente consigliati. ![]()
Le prime tre cose che un ragazzino quattordicenne (non espertissimo di storia dell’heavy metal) alla metà degli anni novanta pensò ascoltando Paranoid furono:
1) “Questo non è heavy metal”
2) “Chissà per quale motivo assurdo sono sempre stati tacciati di satanismo”
3) “Questo album è meraviglioso”
E, diciamoci la verità, un adolescente può essere inesperto, ma su molti aspetti ci aveva azzeccato. ![]()
Veniamo infatti alla prima questione, ovvero il fatto che questo album (del 1970), si possa considerare o meno heavy metal; diciamo in realtà, come si sa, che è uno dei lavori “padri” dell’ heavy metal, destinato ad esplodere definitivamente pochi anni più tardi. Ci sono infatti in Paranoid i primi semi di questo genere, dalle forte distorsioni ai riff potenti ed i solo veloci, alternati però ad atmosfere mooolto oniriche e psichedeliche (come in “Planet caravan”), tipiche, oltre che del panorma musicale targato Sabbath, proprio dei gruppi dell’epoca, basti pensare ai Pink Floyd o ai Led Zeppelin.
Eccoci al secondo punto di discussione, ovvero il dubbio fatidico su dove si trovi il satanismo nei Black Sabbath: questa è una fama che Ozzy & Co. si portano addosso assolutamente senza motivo, a meno che stupidamente e sottolineo stupidamente, non si consideri questa gusto “horror” come satanismo. La verità è che in pochi tra i detrattori sia dei Sabbath sia del genere musicale stesso hanno mai posto attenzione a quello che dicono i testi…. in questo album, ad esempio, si trovano sia feroci critiche alla guerra (in “War pigs”), vere e proprie crisi esistenziali (manco a dirlo, “Paranoid”) ed anche tematiche sociali come l’abuso di droghe (”Hand of doom”): si capisce come l’unico vero Maligno dei testi del quartetto di Birmingham sia la società stessa descritta con cinico realismo.
Ultimo, ma assolutamente non ultimo, la bellezza, l’originalità e l’innovazione di quest’album, che ad ogni ascolto sembra di un anno più giovane, un lavoro (come tutti i primi quattro della band) da cui moltissimi hanno preso “ispirazione”, o a cui hanno fatto “tributi”, o “citazioni”, o dal quale, più corettamente, hanno scopiazzato alla grande. Della discografia di questo gruppo con Ozzy alla voce ho voluto recensire questo disco probabilmente perché contiene uno dei pezzi sicuramente più famosi della storia del rock, ovvero quello (splendido) che dà il titolo al lavoro, ma in realtà anche Black Sabbath, Master of Reality, Sabbath bloody Sabbath, o Sabotage sono album sia bellissimi che fondamentali per la storia del rock.
Quindi chi lo conosce lo tenga bene a mente, chi non lo conosce se lo procuri immediatamente, e passi l’estate ad ascoltare questo disco a ripetizione, vi assicuro che non se ne stancherà.
Buone vacanze !
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