«L’equivoco su cui spesso si gioca è questo: quel politico era vicino ad un mafioso, quel politico è stato accusato di avere interessi convergenti con le organizzazioni mafiose, però la magistratura non lo ha condannato quindi quel politico è un uomo onesto. E no, questo discorso non va perché la magistratura può fare soltanto un accertamento di carattere giudiziale, può dire, beh, ci sono sospetti, ci sono sospetti anche gravi ma io non ho la certezza giuridica, giudiziaria che mi consente di dire quest’uomo è mafioso. Però siccome dalle indagini sono emersi altri fatti del genere altri organi, altri poteri, cioè i politici, …dovevano trarre le dovute conseguenze da certe vicinanze tra politici e mafiosi che non costituivano reato ma rendevano comunque il politico inaffidabile nella gestione della cosa pubblica…».
Ecco, sulla vicenda Travaglio, visto che lo stesso D’Avanzo ha ammesso di aver detto una cazzata accusando uno dei pochi giornalisti rimasti liberi in Italia, la mia opinione è esattamente riassunta nelle parole di Paolo Borsellino, che spero nessuno voglia dimenticare per l’apporto enorme che ha dato nella lotta alla mafia, che lui stesso ha pagato con la vita.
One Response for "Paolo Borsellino a Bassano del Grappa, 26 gennaio 1989"
Procuratore Roberti, lei che è a capo del pool anticamorra di Napoli, ritiene che la mafia abbia raggiunto la seconda carica dello Stato?
Assolutamente no. Per arrivare a definire una persona “mafiosa”, sia essa un privato cittadino o una carica istituzionale, ci vogliono le indagini, un processo e una sentenza di condanna definitiva per mafia. Per come conosco la vicenda del presidente del Senato Renato Schifani, non mi pare che sia questo il caso.
Cosa direbbe a chi oggi lancia queste accuse?
Di stare più attento a non fare confusione. Poi è giusto che ognuno svolga il proprio ruolo.
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