Il CNR ha sviluppato un metodo per il riciclaggio dei rifiuti solidi urbani, il THOR (Total House Waste Recycling - riciclaggio completo dei rifiuti domestici).  Questo metodo prevede una raffinazione meccanica grazie alla quale vengono separate le componenti pericolose e inservibili dal resto dei rifiuti, in seguito i rifiuti sono ridotti a dimensioni microscopiche. La polvere così generata è omogenea e priva dalle parti pericolose, è utilizzabile come combustibile e paragonabile al carbone. Secondo Paolo Plescia, ricercatore dell’Ismn-Cnr e inventore di THOR è “un combustibile utilizzabile con qualunque tipo di sistema termico, compresi i motori funzionanti a biodiesel, le caldaie a vapore, i sistemi di riscaldamento centralizzati e gli impianti di termovalorizzazione delle biomasse. Infatti, le caratteristiche chimiche del prodotto che viene generato dalla raffinazione meccanica dei rifiuti solidi urbani, una volta eliminate le componenti inquinanti sono del tutto analoghe a quelle delle biomasse, ma rispetto a queste sono povere in zolfo ed esenti da idrocarburi policiclici”. L’acqua presente nei rifiuti è espulsa sotto forma di vapore durante il processo di micronizzazione. Il prodotto che esce da Thor è sterilizzato, le pressioni che si generano nell’impianto, dalle 8.000 alle 15.000 atmosfere, determinano la completa distruzione delle flore batteriche, e non produce odori da fermentazione. Dal combustibile solido è possibile produrre bio-olio per motori diesel tramite la pirolisi. L’impianto è completamente autonomo, perché utilizza il combustibile prodotto per restare in funzione. In Sicilia è attivo, anche se ancora in fase di sperimentazione, il primo impianto, che riesce a trattare fino a otto tonnellate l’ora. L’impianto non ha bisogno di un’area di stoccaggio in attesa del trattamento, inoltre essendo completamente meccanico, non è necessario tenerlo sempre in funzione, può essere acceso solo quando serve. Non sono finiti qui i vantaggi, l’impianto occupa poco spazio rispetto ad altri sistemi, necessita di circa 300 metri quadrati per trattare 4 tonnellate/ora e ha un costo medio di 2 milioni di euro. Infine Paolo Plescia dichiara che “un impianto di meccano-raffinazione di taglia medio-piccola da 20 mila tonnellate di rifiuti l’anno presenta costi di circa 40 euro per tonnellata di materiale”, contro i 100 di una discarica e i 250 di un inceneritore.
Una buona notizia, speriamo che questi impianti si diffondano rapidamente e non vengano ostacolati dai sostenitori degli inceneritori. La diffusione di questi impianti renderebbe infatti inutili gli inceneritori.