…e con lui un pò di speranza.
“Falcone muore nella strage di Capaci il 23 maggio 1992. Una carica di 500 chili di tritolo fa saltare in aria l’auto blindata su cui viaggiano lui e la moglie, insieme al tratto di autostrada su cui stanno transitando.Insieme a Falcone e alla moglie Francesca Morvillo, magistrato anche lei, muoiono gli agenti di scorta Rocco Di Cillo, Vito Schifani e Antonio Montinaro.” (da Wikipedia.org)
In quella strage la mafia ha voluto dare un segnale pesantissimo della propria presenza. Per tutti coloro che, ancor’oggi, negano l’esistenza di cosa nostra la vita di questo grande magistrato dev’essere d’esempio. Falcone disse “Gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini” come se sapesse (e sapeva) quello che sarebbe successo, magari non immaginava di diventare uno dei simboli, insieme al collega Borsellino (ucciso dalla mafia a luglio dello stesso anno), della lotta alla mafia e certo sperava che questa terra meravigliosa che è la Sicilia si destasse e iniziasse a rifiutare il marcio che vi si crogiola nel cuore da tempo immemore.
Dobbiamo ringraziare questi uomini non solo per il loro impegno nella lotta alle mafie ma anche per aver dato l’impulso, con la loro tragica scomparsa, a tutti noi di indignarci, di rifiutare un’ideologia terribile e spietata che vuole i capi di quartiere e le famiglie mafiose comandare città intere a discapito di cittadini onesti sovrastati da un sistema troppo grande da affrontare da soli. Oggi, che la questione mafia è affrontata più seriamente sia dalle istituzioni che dai cittandini comuni, i giovani hanno il coraggio e la voglia di costruirsi un futuro migliore rifiutando di abbandonare la propria terra e cercando di migliorarla. In questi anni sono nate molte associazioni di giovani (e non) che lottano per riconquistare con la legalità il proprio territorio, eccone alcune:
ammazzatecitutti.org
addiopizzo.org
libera.it